Porcona Gerardina per te: ama sbatterti le tette e farsi sfondare la foresta

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Porcona Gerardina per te: ama sbatterti le tette e farsi sfondare la foresta

Gerardina è una donna che tende a passare inosservata: piuttosto bassa, di corporatura robusta, ha capelli che le arrivano alle spalle e porta un paio di occhiali in montatura grigia.
Si direbbe che è la classica matura insipida, che non ha niente da dire né da raccontare.
Ma Gerardina sa che non è così, e lo sanno anche tutti gli autisti ed autotrasportatori che transitano per il suo piccolo paesello.

Gerardina ha due passioni: il suo meticcio Mazinga e la sborra. Si, la SBORRA.
Lei ha bisogno di sentirne l’odore e riceverla almeno due volte al giorno ma, non avendo lo straccio di un uomo, è costretta ad elemosinarla lungo la statale che conduce all’entroterra.
E i maschi lo sanno.
Negli anni infatti Gerdardina ha consolidato uno schema ben preciso, che è riconosciuto come richiamo: se la vedono camminare lungo la statale con il suo fido Mazinga significa che lei è disponibile a salire sul loro mezzo e svuotar loro i coglioni.

fica pelosa e culo di gerardinaGerardina è ambita come vacca da monta, perché non ama l’uso di trucchi, deodoranti e profumi (punto essenziale per i porci ammogliati che non devono farsi scoprire dalle mogli cornute), e soprattutto le piace il pelo. Che sia sui coglioni, sotto le ascelle, sulla schiena o attorno al buco del culo, lei lo adora. Lo brama!
I coglioni con la peluria sono il suo punto debole, ed è per questo che ama tenersi la figa pelosa: la sborra e i suoi liquidi vaginali sono bellissimi da vedere vischiosi e collosi sul suo monte di Venere.

Quando un maschio scorge Gerardina lungo la sua strada, già sa che se ne andrà fumando una cicca col sorriso sulle labbra.
I camionisti sono i più fortunati, perché possono sfondarla belli comodi nel retro della cabina di guida.
Appena salita, Gerardina colloca Mazinga tra i suoi piedi. Il buon meticcio sa che deve fare, e quindi obbedisce di buon grado.
E così, mentre la sua padrona si accomoda bene sul sedile allargando le cosce e spostando il busto verso il sedile del guidatore, lui aspetta l’ordine: “Mazinga, leccami bene con la lingua”.
E mentre il buon cane inizia a leccare la figa pelosa della padrona, lei inizia a massaggiare l’uccello del maiale di turno attraverso i pantaloni.
“Mmmmmmm, Gennarì… Oggi sei particolarmente barzotto, ah?”
“Antó, hai già scopato stamani per avere l’uccello così moscio?”
Gerardina non vuole offendere, anche perché il tono è sempre voglioso, e soprattutto come ci si può arrabbiare con una grassona i cui capezzoli si intravvedono attraverso il pullover?

Nel silenzio della cabina si sentono solo pochi rumori: le lappate profonde di Mazinga, il fiato ansimante di Gerardina che bagna la lingua del suo cane con il suo succo cremoso, e i gemiti del maschio che si appresta a sfoderare il cazzo duro.

Passa poco tempo vestita la nostra puttana: il primo indumento a svanire è proprio la copertura delle sue mammelle grosse e molli. I suoi capezzoli larghi come bottoni e marroni come il cioccolato sono risucchiati avidamente nelle fauci degli uomini infoiati, e mentre lei esegue una sega da manuale, loro ciucciano le tettone come se dovessero consumarle.
Ci sbavano sopra, ci sputano saliva, le prendono a schiaffi. A volte le mordono anche, ma a lei non importa, perché ama sbatterle in faccia al maschio di turno. Le sue mammelle, così morbide e abbondanti, sono un’autentica fonte di godimento per lei. Spesso chiede di essere leccata lungo la piega del sotto tetta, e qualcuno lo fa con ingordigia, perché il lezzo di sudore nascosto lì sotto è una bomba che fa rizzare anche il cazzo più inconsistente.

Gerardina non ha mai trovato nessuno che non ami soffocarsi tra le sue tette. E se il suo puttaniere non prende da solo l’iniziativa, allora é lei che gli prende la testa per i capelli e se la schiaccia sulla ciccia, ordinando di leccare e mungere i capezzoli fino a quando non sono sufficientemente duri e alti.
E sa che questo gesto non solo contribuisce a farle bagnare bene la fica, ma fa rizzare anche l’uccello del maschio godurioso.
Infatti, una volta che ce l’ha duro tra le mani, gli si china sopra, lasciando le sue tette ballonzolanti appoggiarsi sulle gambe dell’uomo, e inizia a scappellarlo lentamente.

E annusa. Gerardina ama annusare l’odore del cazzo, specie se ha pisciato da poco.
Lo scappella con dovizia, scoprendo un glande paonazzo e turgido. E inizia a leccare piano, stimolando il buchetto dal quale iniziano a sgorgare le sue preziose gocce di liquido trasparente.

Intanto, da gran vacca qual è, mentre il cane è intento a leccarle la fica pelosa, chiede di venire stimolata anche nel culo. E gli uomini non attendono altro, allungando la mano e infilando un dito, a volte anche due, in quel buco odoroso e stretto. Lo fanno più che volentieri perché, dopo essersi scopati la fregna, si vuol terminare con una sana inculata.
Così, una volta che l’uccello è stato ben spompinato da questa gran troia di Gerardì, la si fa girare e la si penetra senza troppi complimenti nella sua fica pelosissima. Una foresta di pelo riccio e ispido, nel cui fondo ci cela un antro slabbrato e caldissimo. E si spinge, più e più volte, tenendosi aggrappati alle tette ballonzolanti della puttana messa a carponi.

I più sfigati le vengono in fica, e così il gioco finisce subito.
Ma i più saggi, dopo averla fatta venire e sbrodolare liquido sul pelo ricciuto, passano al buco del culo.
Stretto, marrone e odoroso… La tana perfetta per un cazzo voglioso.
Gerardina lascia fare, perche la sborra ha priorità su tutto.
Ma mentre viene inculata, lei è lì che si guarda e riguarda il pelo della fica, tutto impiastricciato di broda sua, di sborra del maschio, e saliva del cane.

A Gerardina basta poco: che le vengano a spruzzo in bocca, o le inondino la fica, o le riempiano le viscere, la sborra deve venire a lei.
Una volta finito tutto, si riveste e ringrazia.
Lei è contenta, e Mazinga merita l’osso come premio. Ma bisogna far presto, per andare a dormire: dopotutto domani é un altro giorno…

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